«Sarò presente in aula come sempre. Solo che stavolta non avrò mio padre accanto. Se n'è andato il giorno di Natale a 57 anni, ma ha cominciato a morire il giorno in cui la Cassazione ha deciso di riaprire il processo. Sono convinto che la malattia che l'ha portato via è dovuta alla sofferenza e allo stress». Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Alberto Stasi, che il 9 aprile tornerà in tribunale come imputato per l'omicidio della fidanzata Chiara Poggi. Stasi si dice «pronto» ad affrontare il processo. «Gli argomenti contro di me sono sempre gli stessi. Non li ho mai temuti e non c'è ragione di temerli adesso. Sono stato scarceratoda un giudice e sono stato assolto in primo e in secondo grado. Adesso, come le altre volte, torno davanti alla Corte con la coscienza pulita di chi non ha fatto niente», dichiara. «Temo solo un errore giudiziario. Ho vissuto per anni l'infamia dell'accusa di pedofilia, ora si è visto che il fatto non sussiste». Su Chiara, «ci penso sempre e ogni volta cerco di ricordarla nei nostri momenti felici, non come l'ho vista quella mattina sulle scale. Quell'immagine resta un marchio perenne nella mia memoria, un trauma che mi segnerà per sempre», racconta. «Vado ogni settimana a trovarla al cimitero. La cappella di famiglia è aperta, qualche volta entro, le parlo, vado a trovarla come si fa con una persona alla quale si vuole molto bene ma che non è più qui».
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lunes, 3 de febrero de 2014
DELITTO DI GARLASCO, ALBERTO STASI: ''MIO PADRE È STATO UCCISO DAL PROCESSO''
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AMANDA SI MOBILITA PER UN ITALIANO CONDANNATO NEGLI USA
Nelle ore in cui a Firenze si aspettava la sentenza della Corte di Appello sulla sorte di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, un piccolo gruppo di persone ha tentato di attirare l'attenzione su un caso che potrebbe apparire speculare, avvenuto qui negli Usa. La differenza è che l'imputato finito dietro le sbarre è un nostro concittadino, Enrico "Chico" Forti.
IL CAMPIONE
Un trentino ex campione di windsurf, Forti è stato condannato all'ergastolo in Florida nel 2000 per l'omicidio di Dale Pike, un australiano di 42 anni. Forti, confortato da un crescente numero di sostenitori, non ha mai smesso di dichiarare la propria innocenza e la criminologa italiana Roberta Bruzzone, che ha studiato il caso a fondo, assicura che il processo fu una «vicenda di palese ingiustizia».
LA FONDAZIONE
Lo sviluppo interessante per il futuro di Forti è che uno dei suoi sostenitori più accaniti è proprio Amanda Knox. La ventiseienne di Seattle si è dedicata a difendere e sostenere cause che assomigliano alle sue. Anzi, era deciso che sarebbe diventata la testimonial di un'associazione che lotta per difendere persone che sembrano essere state imprigionate ingiustamente. L'associazione si chiama "Judges for Justice". E' stata fondata dal giudice Michael Heavey, amico della famiglia Knox, e riunisce ex giudici che cercano di riparare casi di apparente ingiustizia. Amanda si è già mossa in difesa di una ragazza canadese, Nicole "Nyki" Kosh, condannata per omicidio a Toronto nel 2007 in un caso che vari analisti indipendenti hanno definito polemicamente «la morte del ragionevole dubbio».
IL LEGALE
Per noi italiani comunque il caso più appassionante è quello di Forti. E se Amanda sente un parallelo fra il suo destino e quello del trentino è comprensibile: anche Forti ha commesso il grave errore di mentire nelle prime fasi dell'inchiesta. Peggio: il suo avvocato non lo ha neanche fatto testimoniare, nella convinzione che quella prima bugia -aveva negato di aver incontrato la vittima la sera dell'omicidio - avrebbe screditato le sue parole. Il trentino sostiene che tutta la costruzione del processo contro di lui è scattata perché la polizia della contea Dade, di Miami, voleva punirlo per aver insinuato sospetti circa un'altra inchiesta, quella sulla morte di Andrew Cunanan, il serial killer colpevole di aver ucciso Gianni Versace. Cunanan fu trovato morto su una casa galleggiante di Miami, e il verdetto fu che si era suicidato. Forti ha invece sostenuto che ci sono prove che era stato ucciso e poi trascinato sulla barca. E che l'omicidio era stato commesso allo scopo di insabbiare l'indagine sull'omicidio di Versace stesso. Che nel comportamento della polizia della Florida contro Forti ci siano stati o no questi oscuri motivi è difficile provarlo.
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''SPERO CHE ORA QUELLA CASA DIVENTI DI MODA''. L'EX-MINISTRO SCAJOLA A DOMENICA LIVE
“Non ho messo la casa in vendita con il cartello. Sono arrivati diversi acquirenti ma spaventati dalla campagna mediatica non l’hanno voluta. Adesso spero che diventi di moda”.
Assolto dopo 45 mesi perché il fatto non costituisce reato, l’ex-ministro Claudio Scajola ha scelto i microfoni di Domenica Live per raccontare la fine di quello che definisce “un inferno”.
“La cosa più triste – commenta Scajola – è stato essere il simbolo del magna magna, un politico trafficone che si compra casa in centro a Roma. La mia tristezza più grande è questa, non certo aver perso la poltrona”. L’ex-ministro ha ripercorso le diverse fasi della vicenda giudiziaria e soprattutto del processo mediatico costruito intorno alla frase “a mia insaputa”. Scajola ha raccontato passo passo le fasi di acquisto.
“Dal prezziario ho notato che la cifra era congrua – ha ribadito l’ex-ministro – Gli altri immobili con caratteristiche simili al mio erano magari leggermente più cari, ma non certe a quelle cifre iperboliche scritte sui giornali”. “Se sono stati aggiunti altri pagamenti – ribadisce – io non ne ero al corrente. Ma secondo lei, se fossi stato a conoscenza di una roba di questo genere, se fossi stato un corrotto, fossi stato un delinquente perché non posso pretendere che mi si creda una persona onesta se una persona non mi conosce visto quello che c’è nel mondo politico, ahimè, mi sarei fatto portare una valigetta coi soldi a casa senza lasciare tutte queste tracce! Non stava in piedi”. Poi, la conclusione:
“La mia soddisfazione di oggi è che quello che dissi allora, quattro anni fa, appena lessi il giornale, è stata la stessa versione uscita da un processo con testimoni, prove e inchiesto che hanno sancito che io avevo detto la verità”.
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