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sábado, 8 de febrero de 2014
AMANDA KNOX DOPO LA CONDANNA: ''COME SE MI AVESSERO DIAGNOSTICATO IL CANCRO''
«È come se mi avessero diagnosticato un cancro». CosìAmanda Knox in un'anticipazione dell'intervista rilasciata al The Guardian. Amanda Knox è tornata all'università questa settimana, ma si sente «bloccata» e «intrappolata» dopo la sentenza del 30 gennaio scorso della Corte d'appello di Firenze, che l'ha condannata a 28 anni e sei mesi di reclusione per l'omicidio di Meredith Kercher. Intervistata dal quotidiano britannico The Guardian, che pubblica un'anticipazione dell'intervista, Knox spiega: «È come se mi avessero diagnosticato un cancro». La donna, 26 anni, che si trova negli Stati Uniti e ha cominciato a frequentare l'Università di Washington, dove studia 'scrittura creativa', confida al giornale: «Non c'è posto dove io possa andare in cui non è noto che io sono la ragazza che è stata condannata di nuovo. È una cosa molto invasiva nella mia vita, ad un livello fondamentale». La versione integrale dell'intervista è oggi sul sito Internet del giornale.
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lunes, 3 de febrero de 2014
''SPERO CHE ORA QUELLA CASA DIVENTI DI MODA''. L'EX-MINISTRO SCAJOLA A DOMENICA LIVE
“Non ho messo la casa in vendita con il cartello. Sono arrivati diversi acquirenti ma spaventati dalla campagna mediatica non l’hanno voluta. Adesso spero che diventi di moda”.
Assolto dopo 45 mesi perché il fatto non costituisce reato, l’ex-ministro Claudio Scajola ha scelto i microfoni di Domenica Live per raccontare la fine di quello che definisce “un inferno”.
“La cosa più triste – commenta Scajola – è stato essere il simbolo del magna magna, un politico trafficone che si compra casa in centro a Roma. La mia tristezza più grande è questa, non certo aver perso la poltrona”. L’ex-ministro ha ripercorso le diverse fasi della vicenda giudiziaria e soprattutto del processo mediatico costruito intorno alla frase “a mia insaputa”. Scajola ha raccontato passo passo le fasi di acquisto.
“Dal prezziario ho notato che la cifra era congrua – ha ribadito l’ex-ministro – Gli altri immobili con caratteristiche simili al mio erano magari leggermente più cari, ma non certe a quelle cifre iperboliche scritte sui giornali”. “Se sono stati aggiunti altri pagamenti – ribadisce – io non ne ero al corrente. Ma secondo lei, se fossi stato a conoscenza di una roba di questo genere, se fossi stato un corrotto, fossi stato un delinquente perché non posso pretendere che mi si creda una persona onesta se una persona non mi conosce visto quello che c’è nel mondo politico, ahimè, mi sarei fatto portare una valigetta coi soldi a casa senza lasciare tutte queste tracce! Non stava in piedi”. Poi, la conclusione:
“La mia soddisfazione di oggi è che quello che dissi allora, quattro anni fa, appena lessi il giornale, è stata la stessa versione uscita da un processo con testimoni, prove e inchiesto che hanno sancito che io avevo detto la verità”.
lunes, 18 de noviembre de 2013
PARIGI NEL CAOS, SPARI IN BANCA E NELLA SEE DI LIBERATION: ''ATTENTATORE È LO STESSO UOMO''
Mattinata di paura a Parigi. Prima nella sede del giornaleLiberation dove un uomo ha sparato due colpi, lasciando gravemente ferito a terra un giovane fotografo. Poi davanti alla sede della banca Societè Generale alla Defense, il quartiere degli affari di Parigi. E mentre la capitale francese è in allerta, con la polizia dispiegata sotto le sedi dei principali media, le prime informazioni - secondo un identikit - indicherebbero che a sparare sarebbe stata la stessa persona. «Se i giornali e i media devono diventare dei bunker, significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto nella nostra società», commenta Nicolas Demorand, direttore di Liberation, dopo la drammatica mattina in redazione. Venerdì scorso un episodio apparentemente insignificante, ma che potrebbe rivelarsi invece il primo minaccioso avvertimento: un uomo armato, entrato nella sede di BFM TV, aveva minacciato un giornalista, poi aveva espulso due cartucce dal fucile a pompa, aggiungendo «la prossima volta non mancherò il colpo». La polizia sta cercando di capire se c'è un legame con gli episodi di stamattina, quando un uomo - sempre armato di fucile a pompa - è entrato nella hall del quotidiano Liberation - a rue Beranger, fra place de la Republique e il Marais - ed ha fatto fuoco contro la prima persona che gli è capitata davanti. L'usciere di guardia si è riparato dietro il bancone, ma nulla ha potuto un ventisettenne assistente di un fotografo del supplemento Next, rimasto a terra dopo essere stato raggiunto all'addome e al torace. I primi soccorsi, mentre lo sconosciuto riusciva a fuggire senza lasciare tracce, sono arrivati dai colleghi del giornale, terrorizzati. In pochi minuti è arrivata l'ambulanza, il giovane è stato curato sul posto ma subito dopo trasferito in ospedale, in prognosi riservata. Si sa che le sue condizioni sono gravi. Il Prefetto Bernard Boucault, subito sul posto, ha ordinato l'immediato dispiegamento di pattuglie di polizia con giubbetti antiproiettile davanti alle sedi dei principali media di Parigi. In tarda mattinata si sono avuti spari anche davanti alla sede della banca Societè Generale alla Defense, il quartiere degli affari di Parigi: un nuovo episodio che non avrebbe causato feriti e il cui autore - secondo i primi identikit della polizia - sarebbe lo stesso di Liberation. Le Parisien, le Monde, les Echos, le Figaro e Europe 1 sono le prime redazioni ad aver visto le auto della polizia arrivare per una rigida protezione armata. Uomini in borghese sono dispiegati davanti alla sede dell'agenzia AFP. «Un fatto molto, molto grave», ha detto Demorand, dando appuntamento alle 18 per una conferenza stampa. Per Aurelie Filippetti, ministra della Cultura, è «la prima volta che un organo di stampa viene preso di mira in questo modo» in Francia.
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